La codificazione del 2003 al Duchi d’Aosta
Il 12 dicembre 2003, al Grand Hotel Duchi d’Aosta di Trieste, l’Accademia Italiana della Cucina depositò la ricetta ufficiale della Jota. Un atto solenne, con tanto di deposito notarile, per fissare in modo definitivo quella che chiamarono “Ricetta classica della minestra detta Jota”.
Gli ingredienti ufficiali della Jota
Per sei-otto persone: 250 g di fagioli scuri (borlotti, stregoni o lamon), 250 g di patate, 250 g di cavolo cappuccio acido, uno spicchio d’aglio, due cucchiai di farina, una foglia d’alloro, 300 g di costine affumicate o un osso di prosciutto. Sale e pepe quanto basta.
Il procedimento secondo l’Accademia
Le costine o l’osso si fanno bollire con i fagioli – ammollati in acqua fredda – e le patate. Una parte dei fagioli e delle patate va poi passata. Separatamente si lessa il cavolo cappuccio, coperto d’acqua, con sale, pepe e alloro, finché non resta asciutto. A parte si prepara un soffritto scurissimo di olio e farina, con l’aglio schiacciato. Il tutto si unisce in pentola, mescolando bene per evitare grumi.

La Jota non è solo minestra: è racconto, identità, memoria.
Trieste in un piatto, davvero.
E come ogni racconto, non finisce mai: cambia con chi la cucina, con chi la mangia, con chi la ricorda. La ricetta è stata scritta, ma la storia della Jota resta aperta.









