Mixology italiana 3: storie da bere, atmosfere da ascoltare 3

16 Ottobre, 2025

Cocktail e mixology, Storie di cucina di Maurizio Stagni

Cocktail 3

Parte 3 – Il fascino del cocktail in mano

Nelle storie di cocktail il cinema è stato fondamentale per la promozione del bere elegante, un po’ snob, oppure del bere per dimenticare e perdere se stessi nell’alcol. James Bond, per esempio, con il suo primo drink che non è un Martini (per favore, l’oliva servitela fuori dal bicchiere), né un Vesper dedicato all’unica donna che ha amato. Sorprenderà, ma è così: in uno dei primi racconti di Ian Fleming beve un Americano corretto con la Perrier. Almeno l’acqua, dice, che sia di qualità.

Montalbano e il conte Ugolino

Diventa divertente inventare per Montalbano uno “Sbagliato” — mai nome più adatto — da bere sulla terrazza di casa, con Laura presente e Livia in arrivo. Storie e liquori che si intrecciano. La storia del conte Negroni, dove aleggia il fantasma del conte Ugolino, si sovrappone ai personaggi dei film western, ai cowboy: un gioco di rimandi che sono pietre miliari della mixology italiana e poi mondiale.

Bicchiere? Non uno qualsiasi

E da via de’ Tornabuoni a Firenze le rotte dei cocktail arrivano oltre Atlantico, mentre il fascino resta qui, in mano. Perché i bicchieri da cocktail non sono semplici contenitori, ma piccole opere di design: oggetti che racchiudono forma e funzione, pensati per valorizzare l’esperienza. Fragili come i Nick & Nora, dal bordo sottile, che trasportano la miscela direttamente sui sensi, quasi senza filtro. Bicchieri che si presentano col sottobicchiere giusto, con la superficie sudata di microsfere di condensa, con il cubo di ghiaccio perfettamente trasparente, grande quanto il bicchiere stesso.

Racconta-storie

Il mio lavoro di orafo e quello di racconta-storie di personaggi, gastronomia, fatti e qui di cocktail, non sono così lontani: precisione, misura, ascolto. Prima di tutto capire il lavoro che c’è dietro a prodotti e gesti che sembrano scontati. Poi approfondire e raccontarlo.

E qui il viaggio incontra il suo punto di svolta. Perché se questi articoli sono stati un assaggio, il resto è raccolto nel libro di prossima pubblicazione: “Liturgie Alcoliche. Storie di cocktail che diventano liturgie”, dai grandi classici come il Negroni, il Mi-To, il Martinez e il Manhattan, fino alle genealogie del gin (cos’è un Old Tom e perché non è un London Dry) o alle differenze tra un Rye Whiskey speziato e un bourbon morbido. Errori felici, invenzioni, riti che hanno scritto la storia del bere miscelato.

Se questa guida emozionale ti ha incuriosito, il libro è il passo successivo: un percorso che non si esaurisce mai, se non con un brindisi.

ritratto di Maurizio Stagni

Articolo di Maurizio Stagni

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