Jota, puntata 3. La cottura in famiglia

23 Aprile, 2024

Identità triestina, Jota - serie completa, Storie di cucina di Maurizio Stagni

Jota 2

Lo strutto

La cottura dei capuzi, in famiglia, era un rito che si ripeteva solo poche volte all’anno.
Il grasso, che a Trieste significava lo strutto, si prendeva a cucchiaio dal grande vaso di vetro dove papà, una volta l’anno, versava il lardo bianco sciolto a fuoco lento.
A temperatura ambiente si ricompattava in una crema. Riscaldato, accoglieva l’aglio, quanto bastava, e già si sentiva il profumo pieno dello strutto, grasso saturo stabile al calore, che lasciava un’impronta aromatica decisa: un sapore antico, tipico delle cucine familiari.

I capuzi nel soffritto

Poi arrivavano i capuzi tagliati sottili, affogati nel soffritto.
Un paio di foglie d’alloro che in casa non ricordo usate per altro se non per questa minestra e ancora uno spicchio d’aglio, prima di coprire tutto d’acqua.
Il pentolone era il più grande della credenza: si preparava una quantità di crauti stufati che poteva sembrare eccessiva, ma bastava per due o tre giorni.
Prima i capuzi come contorno, solo dopo verranno trasformati in minestra: la Jota.

Non si cucinava spesso, ma quando accadeva era festa per la settimana.

Tre cotture e nessuna acqua in più

Si lasciava sobbollire a lungo, a pentola coperta. Dopo la prima cottura si spegneva il fuoco e l’acqua sembrava sparita, ma al successivo bollore ricompariva da sola: il segreto era non aggiungerne mai.
Per tre volte i capuzi venivano cotti nella loro stessa acqua, mescolando ogni tanto finché restavano asciutti.

Affumicati e cragno

Fra una cottura e l’altra si univano kümmel e coste di maiale affumicate, che inevitabilmente finivano per stracuocere. Meglio così c’erano i pezzi da mangiare assieme. Infine le salsicce di cragno, forate e calate nel pentolone mezz’ora prima della tavola.

Tutto confluiva ad arricchire il sapore dei capuzi garbi.

Disegno articolo jota 3

Il boccone rubato

Da bambino rubavo un pizzico di capuzi dal bordo della pentola, sperando lì non fosse bollente, ma lo era sempre.
In tempi di cottura diversi aveva consistenza e sapori diversi.

La cottura dei crauti diventava così non solo un piatto, ma un rito familiare, fatto di gesti ripetuti e sapori riconosciuti.

Nella prossima puntata parleremo del tempo e della pazienza: perché il cavolo cappuccio stufato in finale sarà finalmente la Jota.

ritratto di Maurizio Stagni

Articolo di Maurizio Stagni

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La jota si cucinava con i “Fagioli con l’occhio”. Presenti in Europa prima della scoperta dell’America erano gli ingredienti della ricetta.

Fagioli con l’occhio

di Maurizio Stagni

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