In questo articolo di “El Toc’” racconto Il Piccolo, quotidiano di Trieste, come souvenir di carta: un giornale cittadino molto identitario che passa dalla cronaca all’uso domestico e torna memoria della città.
Il Piccolo di Trieste come souvenir di carta
El Toc’ racconta specialità, abitudini e sapori che rischiano di sparire o sono già memoria. Stavolta però concedimi un tema diverso: i souvenir. Anche loro parlano di Trieste. La mia città ne nasconde uno di carta, dalla resistenza sorprendente. Il Piccolo, quotidiano di Trieste, dal 29 dicembre 1881 registra la vita della Venezia Giulia: cronache, gialli locali, personaggi, politica, spettacoli. Nonostante questo raro, se non unico, esempio di giornale cittadino abbia per nomignolo il “Bugiardello”, la mattina davanti al caffè si fa a turno per leggerlo. Attiva commenti, polemiche e soluzioni su cosa si dovrebbe fare al posto di ciò che si sta facendo, come andrebbe fatto e su cosa non si farà mai: Ciò, varda cosa che i gà scritto; Ah, mi no lo legio, ma pasimelo dopo che ghe dago un’ociada.
Quando Il Piccolo diventa el giornal
Poi il giornale sospende di informare, ma continua la sua vita. Finisce nelle scarpe bagnate, sotto i vasi di vernice, scartozo per i bicchieri nel trasloco, assieme al Vetril: preziosa carta dalla consistenza giusta. In questi usi nessuno lo chiama più Il Piccolo, ma el giornal: Ciòl, el giornal che me servi.
Un quotidiano come memoria domestica di Trieste
Poi ricapita in mano prima del cestino, spianato e ridiventa Il Piccolo con spigolature ormai dimenticate: fatti di cronaca, personaggi, eventi. Il Piccolo, giustamente, fatica a raccontare se stesso; mi fa piacere che questa rubrica ne sia stata l’occasione. I foresti arrivano qui cercando la città nascosta, laterale, ma possono portarla con sé, una copia sottobraccio. Costa poco ed è più divertente di un magnete. Un souvenir di carta dalla vita quasi infinita.




