In questo articolo di “El Toc’” racconto la Sacher Torte da Nanni Moretti a Vienna e Trieste: quando un dolce diventa un nome generico tra ricette originali, vere e triestine.
La frase di Michele Apicella in Bianca
Nanni Moretti, in Bianca del 1984, fa dire a Michele Apicella: “Cioè, lei praticamente non ha mai assaggiato la Sacher Torte? No. Va be’, continuiamo così, facciamoci del male!”
Quando Sacher diventa un nome generico
Si dice Tupperware per dire un contenitore, Kleenex per i fazzoletti di carta, Scotch per il nastro adesivo. Post-it indica un foglietto adesivo e Sacher una torta al cioccolato. Questi marchi soffrono di genericide. Succede quando una marca diventa il nome comune di un prodotto, trasformandosi in un termine generico. La Sacher, secondo i puristi, dovrebbe essere quella di Franz o almeno quella di Demel. Ma così non è.
Le Sacher triestine e il dubbio viennese
Nel ricettario di Katerina Prato e in quello di Maria Stelvio, del 1927, la ricetta è nascosta sotto il titolo: “Torta al cioccolato con uso in stile Sacher”. Nella raccolta di Mariella Devescovi Damini, le varianti della Sacher sono sette. Tutte molto triestine. Un’altra variante della Sacher da provare è quella di Giacomo Schucani, pasticciere grigionese attivo a Perugia dal 1860. Lì Franz Sacher gli cedette la ricetta della torta in cambio di quella dei bignè alla Pompadour. Poi ci sono quelle di via Dante, dove, dirimpetto l’una all’altra, si fronteggiano la Sacher alla triestina e la vera Sacher.
Ma neanche a Vienna c’è pace: a pochi metri di distanza convivono, rivali, l’Original Sacher-Torte e l’Echte Sachertorte. A questo punto viene da chiedersi quale torta intendesse davvero Michele Apicella: la Sacher del 1832, una triestina più potaciosa, o una qualunque delle tante torte al cioccolato, marmellata e pan di Spagna finite sotto quel nome generico?




