La memoria di un boomer triestino non è sempre noiosa e nostalgica. Fidati.
Rigojancsi, il macaron triestino, la Dobos
“Hanno ucciso l’uomo ragno”, recita una canzone ma è ciò che sta accadendo alla pasticceria triestina. Ad ucciderla non è Voldemort uscito dallo schermo di Harry Potter, ma una città svogliata e negligente verso le cose distintive che possiede. Nulla è immobile, d’accordo. Ma nella scia della sua memoria fluttuante si perdono ricette e preparazioni come il Rigojancsi, il macaron triestino, la Dobos, il Kugelhupf e le lettere d’amore…
Le pastine
Un po’ di furbo marketing e non solo Presnitz e Putizza renderebbero più rappresentativa la tradizione dolciaria della città, offrendo souvenir veri a triestini e turisti. La soddisfazione dolce e golosa potrebbe appoggiarsi su un vasto passato. Eppure, sono scomparse le opulente vetrine burro-zuccherose con le file di piccoli peccati tradizionali: le “pastine”. Non ignoro che parte della responsabilità per la sparizione di questi santuari dei picchi glicemici sia da attribuire alla sfida delle diete: dissociata, a zona, fruttariana, chetogenica, paleolitica. Nate per essere trasgredite e solo in principio pensate per tenersi o ritornare in forma.
Un ricciolo di foglia d’oro
Ci hanno tolto la possibilità di trasgredire con i dolci di casa nostra, non ci resta che farlo con dolci belli ma anonimi e senza storia, identici in ogni città. Torte perfette: bassi cilindri dalle superfici lucide e lisce, decorate con un ricciolo di foglia d’oro.
Posso garantire che quel momento di ribellione si trasformerà in una trasgressione molto, molto poco soddisfacente.




