Piccolo come un rodoleto, grande come il gusto segreto di una città

"Il Piccolo", 25 Ottobre 2025

Disegno a colori che rappresenta Trieste al Toc', i bagnanti, dei pesci e un cuoco con della pastatutto spinto dal vento di Bora.

“Mio bel rodoleto”. Può sembrare un’espressione affettuosa, da nonna al nipotino paffuto. In realtà è una misura, una quantità tipicamente triestina, quasi del tutto scomparsa, come la s’cianta, un bic’, un deca, un ninin, una monada… Per esistere, il rodoleto ha bisogno di due cose che si trovano solo nel perimetro della città.
Un prosciutto cotto triestino, quello con l’osso, possibilmente caldo, meglio se grasso, bloccato nella morsa. Poi qualcuno che sappia porzionarlo a sfalza, gesto raro. Pochi precisi andare e venire della lama sulla polpa rosa e bianca. Le fette da boccone infilzate da uno stuzzicadenti — stecadente o stechin — sono “el rodoleto de coto”.

Birillino e rodoleto street food triestino

Uno spiedino iconico servito nudo su un piattino. Questa specialità che sembra marginale non è solo una misura, ma anche parametro di triestinità, gusto e parola. Dimostra la generosità del cortador de jamón, dell’oste o del salumer, “el porziter”. Un rodoleto generoso è sempre ben gradito. Forse, in un mondo ideale, ci starebbe anche del pane di segala, tipicamente triestino. Ma questo è sperare troppo. A cosa serve el rodoleto? Ad accompagnare, senza esagerare, un bicchiere di vino, oggi diremmo un calice, o un birillino, altra quantità quasi scomparsa: quest’ultimo può essere anche di birra. Il rodoleto è accompagnamento perfetto.

Cicchetto e rodoleto

Così, se Venezia ha il tour del cicchetto, a Trieste potremmo avere il tour del rodoleto: alternativa alla tartina. Perché certe parole non sono solo significato: nascondono radici, senso di appartenenza, curiosità, resistenza.

Il piccolo 25 ottobre 2025 el toc

Articolo di Maurizio Stagni