Nero Atomica Briasiliano: una risposta non c’è

"Il Piccolo", 12 Luglio 2026

Disegno a colori che rappresenta Trieste al Toc', i bagnanti, dei pesci e un cuoco con della pastatutto spinto dal vento di Bora.

In questo articolo di “El Toc’” racconto perché a Trieste si chiama brasiliano un biscotto di pasta frolla con confettura, simile a una Linzer Torte in miniatura, cercando nel legame storico fra Trieste, il Brasile e il caffè l’origine di un nome che continua a non avere una risposta.

Il brasiliano triestino: frolla, confettura e una Linzer Torte in miniatura

In Italia si chiama occhio di bue o margherita: una Linzer Torte in miniatura, frolla e confettura con un’apertura dove il rombo della torta austriaca si fa tondo. A Trieste è il brasiliano: due dischi di frolla, quello superiore bucato, e al centro confettura d’albicocche o cioccolato. I nomi italiani si capiscono; più difficile è capire che cosa c’entri il Brasile.

Trieste e il Brasile tra imperatori, navi e caffè

A Trieste il Brasile è di casa dall’Ottocento. Il primo console generale era già qui nel 1821, per connazionali e commerci. Nel 1891 l’imperatore brasiliano Pietro II e l’imperatrice trovarono rifugio presso il console Morpurgo con il nome di conti d’Alcantara. Furono presto scoperti: a Trieste neppure un imperatore in fuga riesce a restare nascosto. Nel 1913 le navi effettuavano quaranta viaggi verso il Brasile, trasportando emigranti, caffè e legname.

Brasiliano austriaco, ligure e un’atomica da cucina

Non ci aiuta il Brasilianer austriaco della pasticcera Christine Huber: due dischi di frolla uniti da crema di nocciole e ricoperti di cioccolato. Nulla a che vedere con il nostro biscotto da caffellatte o rebechin. Il brasiliano ligure del pasticcere Dapino è invece un biscotto allungato, leggero, asciutto e quasi vuoto, simile a un éclair, secco e ricoperto di granella di zucchero. Tutt’altra famiglia. Rimango dell’idea che, se per morbin triestino in cucina teniamo tranquillamente un’atomica, cioè la pentola a pressione e al banco ci servono un nero, in pasticceria possiamo benissimo gustare un brasiliano. Tutto quel caffè, transitato e consumato qui, qualche traccia deve pur averla lasciata.

Questo articolo fa parte di “El Toc’”, la rubrica di Maurizio Stagni pubblicata sul quotidiano “Il Piccolo” di Trieste. Scopri tutti gli articoli della rubrica.

Articolo di Maurizio Stagni