A Trieste la Mitteleuropa incontra la cultura ebraica e quella centro-europea assieme al Mediterraneo ed ai Balcani. Un’area antropologica, per me una “polpetta culturale”. E una polpetta linguistica divertente e intelligente è lo spettacolo teatrale “Chevap.Chef” con Franko Korosec.
Ćevapčići
In un meeting mondiale di banchieri, ciascuno è convinto che i ćevapčići siano una specialità nazionale. Così non è.
I ćevapčići, i “civa”, a Trieste solo dagli anni ’60, sono il diminutivo plurale di ćevapi. Il termine persiano “kebab” piatto dei paesi arabi si trasforma nei Balcani in “ćebab” e combinato con il diminutivo slavo “čići”, l’incastro diventano i “cevápcici”. Dimensioni, forma, miscela di carni, condimenti e presenza di spezie e piante aromatiche rendono questo piatto diverso in ogni paese del Mediterraneo.
Polpette? Noooo
La differenza più profonda è data dagli usi religiosi che escludono il maiale. Kibbeh libanesi, maakouda tunisine, kofta o kefta e köfte del Medio Oriente e Turchia, keftedes in Grecia, che si chiamano anche “ustipci” o “cufte” dal turco köfte in salsa di pomodoro e in Romania “mici”. Orrore chiamare i Mondeghili milanesi polpette. Così la “svizzera” che a Trieste si compra in macelleria, non è una polpetta e neanche un disco di carne macinata.
Svizzera simbolo identitario
Non è una “pljeskavica”, simbolo dell’ex Jugoslavia o un hamburger, emblema dei giovani di tutto il mondo. La “svizzera” per noi triestini è un simbolo identitario: non solo una questione di ingredienti, ma anche di lingua e cultura, che testimonia l’appartenenza alla città. Fidati.
Prova a ordinarla: ti sentirai un “triestin patòco”!




