Vedere la realtà da prospettive diverse porta a scoperte curiose.
La Barcolana
La Barcolana è la regata più numerosa al mondo, la più democratica. Fra le boe gareggiano redditi, esperienze e motivazioni diverse. C’è lo sport, la gara fra barche milionarie ma anche con la barca di famiglia, il vento, l’avversario storico e con se stessi. Per molti è una scusa conviviale, protagonista il cibo. Servirà per celebrare l’arrivo eroico o stemperare noia e appetito della “pachea”.
L’osmiza
I tifosi celebrano l’evento dalla pergola di osmize con vista sul golfo: ovi duri, panzeta con fiori di finocchio, osocolo, prosciutto crudo, cotto grigio con kren, formaggi di grotta. In barca c’è il panino di prosciutto. Il cotto caldo fatto con le prime fette della coscia fumante appena messa in morsa. Non necessariamente con senape e kren. Assolutamente non magro. Fette sistemate nella “sciopeta” IGP o in un pane più fancy, come il francese croccante? Un sapore autentico è il prosciutto avvolto fra due fette di pane di segala triestino.
Le polpette
Se la gara si gioca su fronti casalinghi, sono fuori regata anche i sardoni panai comprati! Vale invece lo strucolo de pomi, l’immortale tiramisù, le palacinke mattutine con marmellata di albicocche o più ruffiane, con la Nutella. Le polpette sono il premio del mio equipaggio. Cibo politically correct come questa regata.
La ricetta, terrore per gli chef stellati, protagonista del libro “Le polpette ci salveranno” è una presenza rituale un comfort food perfetto per l’immancabile bollicina.Cibo da due dita, e in regata ottima merce di scambio con il crudo tagliato a mano in diretta da una barca slovena.
Miracoli delle polpette e della Barcolana.




