In questo articolo di “El Toc’” racconto Dreher a Trieste: la lager dimenticata, il bastone truccato di Anton Dreher e la caldaia triestina, che non vive di sola porzina.
Anton Dreher, Trieste e il bastone truccato
Oggi ti racconto una storia molto triestina: di un bastone truccato e di una birra. Il bastone, cavo e ingegnoso, era quello con cui Anton Dreher prelevava campioni di birra nei birrifici inglesi che visitava. Da quello spionaggio industriale e dallo stabilimento di Trieste nacque una birra che dilagò nell’impero. Trieste ricorda riti, vini, caffè, titole, pinza… ma ha perso la memoria della sua lager viennese-triestina, eppure dall’Ottocento veniva prodotta in città con un sapore mitteleuropeo, perfetto per salumi, capuzi garbi, gulasch e piatti affumicati.
La lager triestina e lo stabilimento Dreher di Trieste
Fu la tecnica del freddo a renderla possibile. Per lo stabilimento Dreher di via Giulia, nel 1877, Carl von Linde progettò il primo frigorifero industriale al mondo. Quell’ambrata e frizzante bevanda era un sapore identitario che Trieste non conosce più. Oggi la memoria è archeologia industriale, sopravvissuta in una piccola porzione di quell’enorme stabilimento cancellato da un centro commerciale. Fra quelle colonne e le volte a mattoni, oggi esposizione di biciclette, resta il mio ricordo del sapore di una birra perduta: beverina, leggera, semplice, ma perfetta.
Un sapore perduto nella caldaia triestina
Un sapore irripetibile? Qualcosa di simile si può ancora gustare in un’Ottakringer Wiener Original: perfetta per porzina, prosciutto cotto grasso e caldo, patate in tecia, lubianska, luganiga de Viena con senape e kren, pane nero con orecia affumicata e pancetta, piedini e musetto. La caldaia triestina non è fatta di sola porzina, ma anche di un bicchiere freddo e spumeggiante di lager viennese. Molto triestina.




