Calandraca, un piatto triestino dimenticato

"Il Piccolo", 21 Settembre 2026

Disegno a colori che rappresenta Trieste al Toc', i bagnanti, dei pesci e un cuoco con della pastatutto spinto dal vento di Bora.

Calandraca, un piatto triestino dimenticato

La calandraca è un antico piatto triestino nato come cibo povero dei marinai e poi entrato nelle cucine di casa. Carne, patate, pomodoro e lunga cottura raccontano una cucina fatta di necessità, memoria e tempo. Questo racconto fa parte del percorso dedicato alla cucina triestina di confine, tra Carso, Adriatico, Mitteleuropa, Istria e Dalmazia.

La calandraca nella cucina triestina

Esistono ricette che raccontano povertà e ricchezza, fame e benessere. La calandraca, per Trieste, è una di quelle. Cibo semplice e povero dei marinai. Dalle navi arriva alla cucina triestina di casa. Non è un piatto da ristorante, se non da rare trattorie. Quasi non compare nei ricettari, forse perché troppo povera per essere codificata. È una di quelle preparazioni che la nonna faceva squisite e che, purtroppo, non aveva bisogno di scrivere.

Dalla cucina dei marinai alle case di Trieste

La storia della calandraca ondeggia sul mare, mentre fuori cambiano vele, vento e rotte. La ricetta sembra prendere il nome dalla calandra, una nave da trasporto. Ma sull’origine della parola si discute: territorio dei linguisti triestini, che neppure su questo sono d’accordo. Nella versione marinara la carne secca o salata veniva lessata: si reidratava, perdeva parte del sale e lasciava un brodo saporito. Quella carne, ammorbidita, tornava in pentola con le verdure, il concentrato di pomodoro e le patate. Tante patate. Erano loro a saziare. Povere per eccellenza ma insostituibili nelle cucine segnate dalla fame e dai pochi soldi.

La calandraca oggi: carne, patate e lunga cottura

Oggi assomiglia a uno spezzatino, ma porta con sé il ricordo della cucina povera. Conserva i tagli meno nobili, come la punta di petto, con cartilagine e grasso, il concentrato e soprattutto il tempo necessario a rendere la carne morbida e il sugo saporito. Della carne secca è venuta meno la necessità. Calandraca è sinonimo di lunga cottura, ma oggi la merce preziosa è il tempo. Sobollire per ore è ciò che la tiene legata al passato. Quindi via l’orologio e buon appetito.

Questo articolo fa parte di “El Toc’”, la rubrica di Maurizio Stagni pubblicata sul quotidiano “Il Piccolo” di Trieste. Scopri tutti gli articoli della rubrica.

Articolo del Piccolo “Calandraca, piatto triestino dimenticato” con illustrazione di Maurizio Stagni

Articolo di Maurizio Stagni