Trieste, città di vecchi? Alla sera proprio no. Così sono costretto a trasformarmi in un giovane, con un incantesimo che scade alle “00”, per percorrere uno degli itinerari dei cocktail. Quelli buoni, fatti da barman giusti. La sorpresa arriva: la mixology in città è in mano a ragazzi preparati e volenterosi. C’è speranza. Eccome!
Antico Caffè Torinese
Un bar storico d’angolo, in centro, è una bomboniera con tre vetrine affacciate sul traffico, come nel vecchio spot del Cynar: stai nel flusso e insieme protetto. Nel Nick & Nora compare un Sidecar fatto come si deve: cognac, triple sec, limone fresco. Il bordo del calice, satinato a metà di zucchero. L’orologio smette di ticchettare.
La Muta
Poco più avanti un luogo dove James Joyce lasciava gli occhiali sul tavolino, solo di nome muto. Qui il Vesper è una lama pulita: rettilineo, affilato. Gin, vodka, Lillet Blanc. Agrumato, con il profumo secco e maschile che immagino addosso a James Bond.
Mor cocktail bar
Proseguo per raccontarti di un altro posto, in una via che porta il nome della città dei vermouth. Nella movida triestina un lungo corridoio si apre e ti accoglie un bancone fornitissimo e una lavagna invidiabile di vini all’assenzio. Qui lavorano giovani bartender veri, seri. In coppa ghiacciata servono un Boulevardier memorabile: rye whiskey, bitter, vermouth rosso dolce. A questo punto conviene fidarsi e lasciar fare.
Bere consapevole
Ritaglia questo articolo, mettilo in tasca. Quando starai per ordinare il solito Spritz senza pensarci, sbircia questi appunti. Bere consapevole è la vera soddisfazione. E basta poco, davvero. Esagerare non serve.




