Cartoline, magneti, magliette: souvenir classici. Prosciutto cotto triestino, una ricetta, un dolce come il presnitz o presniz, una Sacher, un sapore come quello del pane di segala, il nostro pane nero: souvenir gastronomici. Chiunque giunga qui ruberà immagini che vedrà ripetute in internet: scorci, vie, palazzi… La solita abbuffata di click che finirà in iCloud, quel grande cassetto dove tutto si conserva e quasi niente si ritrova quando serve. Questa città nasconde anche un segreto di carta: il suo giornale. A prima vista nessuno pensa a un quotidiano come a un souvenir. A noi triestini sembra troppo normale, forse anche troppo provvisorio e come al solito dato per scontato. Un milanese, un romano, un italiano qualsiasi e ancora di più uno straniero, non si aspetta che in una città così piccola un giornale possa essere ancora tanto connesso alla vita quotidiana, alle abitudini, ai progetti e, inevitabilmente, alle polemiche. Eppure qui accade. Il Piccolo di Trieste racconta la città proprio nel momento in cui il turista l’attraversa: le notizie, il meteo, gli annunci, le facce, i gialli locali e le inevitabili discussioni da caffè.
Un quotidiano ancora legato alla vita della città
Città strana la mia, che ha ancora un quotidiano locale con una resistenza sorprendente rispetto ai numeri con i quali combatte. Il Mattino di Napoli ha un numero di lettori pari a circa il doppio degli abitanti di Trieste; l’Arena di Verona può contare, tra città e provincia, su un bacino di utenza pari a circa quattro volte quello triestino. Con questi rapporti sembrerebbe una sfida impossibile. Eppure noi abbiamo “Il Piccolo”. Lo chiamano il “Bugiardello”, ma ogni mattina, davanti al caffè, si fa a turno per leggerlo dalla prima all’ultima pagina. Scatena commenti: “varda cosa che i gà scrito…”; “ah, mi no lo legio, ma pasimelo dopo che ghe dago un’ociada…”. Commenti, sollecitazioni, cinema, approfondimenti, necrologi, polemiche minute e fondamentali. Assieme alle soluzioni su cosa andrebbe fatto, su cosa non si doveva fare e su cosa non si farà mai.

Quando Il Piccolo diventa el giornal
Poi il nostro giornale sospende per un momento la sua funzione di informazione e continua la sua vita materiale, che non è nel cestino della carta. Il suo utilizzo pratico continua nelle scarpe che hanno preso pioggia, a contenere la terra quando si cambiano i vasi, con il Vetril, dove diventa indispensabile per rendere splendenti le finestre. Preziosa carta dalla consistenza giusta. In quel momento nessuno lo chiama più Il Piccolo: diventa semplicemente el giornal. Ciòl, el giornal che me servi: per un trasloco, per involtizzar i vasi preziosi, i bicchieri, per non rovinare i pavimenti quando si imbiancano le pareti, perfino per avvolgere le scarpe riparate, come faceva una volta il calzolaio, vista la dimensione del foglio. Un gesto scomparso assieme alle scarpe, quelle belle, da riparare… E quando ti ricapita in mano, prima di usarlo un’altra volta, o quando lo sfili impaccato dalle scarpe rimaste a riposo e ripescate dopo la stagione calda, alle prime raffiche di Bora, riprende la sua funzione di memoria. Allora ridiventa Il Piccolo: ritrovi notizie, momenti, pensieri, facce, parole. Memoria di mesi ma anche di anni passati.
Il Piccolo come memoria domestica di Trieste
Il Piccolo, quotidiano di Trieste, è memoria storica e domestica insieme, con un archivio formidabile, anche digitale, che spesso mi regala molte delle marginalità che ripesco e ti racconto. Difficile che Il Piccolo possa scrivere del Piccolo. Io, con questo mio contributo, sono contento di poterlo fare per una volta. Ai turisti consiglierei di portarsi via una copia. Costa poco, pesa niente, è più divertente di un magnete. Un souvenir di carta dalla vita quasi infinita, racconto e memoria intima e preziosissima di Trieste, la mia città.








CAro Maurizio,
prosegui così, ne hai di storie da raccontare.
Un caro saluto da Davide della Nature Point
Davide, grazie infinite. Direi proprio di sì, di storie ce ne sono ancora tante e mi fa piacere che ti piacciano. Credo sia giusto raccoglierle e raccontarle senza nostalgia, ma con un po’ di ironia, leggerezza e morbin: tutto ciò che c’è di buono, strano e divertente a Trieste, la mia città, che amo.
Caro Maurizio!
In effetti, la corsa quotidiana nei bar per strappare il «Piccolo» ai lettori che ci precedono è una parte fondamentale anche della nostra vita in questa città. E siamo stati così spesso riccamente premiati dai numerosi riferimenti agli eventi culturali in programma proprio oggi (e per lo più gratuiti), dove, di fronte a concerti travolgenti, film divertenti o vernissage opulenti, abbiamo potuto concludere la nostra giornata con estrema soddisfazione.
Infine, un altro punto da aggiungere alla lista degli usi alternativi utili del “nostro” giornale: Il Piccolo è perfetto anche per accendere il fuoco nel caminetto…..
Gli usi post lettura sono molteplici… E più l’utilizzo è lontano nel tempo e meglio è, così le notizie “stagionate” riprendono vita ed interesse. Grazie dell’attenzione che è molto gradita soprattutto la vostra.