Gastronomia triestina e racconti di cucina

3 Febbraio, 2024

Curiosità, Storie di cucina di Maurizio Stagni

Gastronomia triestina e racconti di cucina di Maurizio Stagni con libri, ingredienti e computer.

Raccontare la cucina attraverso le preparazioni

Nel blog delle Malefatte della Bora la cucina non viene raccontata come semplice elenco di ingredienti o ricette. Di cibo e gastronomia mi piace seguire le preparazioni, le trasformazioni nel tempo, gli adattamenti, le versioni familiari e quelle codificate. Un piatto cambia nelle case, quando appare nei libri, con le abitudini, con le mode, con la possibilità di reperire gli ingredienti, con le loro apparizioni e sparizioni.
In questi miei scritti c’è un percorso dentro la gastronomia triestina, la cucina di casa, i piatti foresti entrati nelle abitudini cittadine e alcune preparazioni italiane discusse. È una raccolta di racconti di cucina, memoria, ingredienti, gesti e trasformazioni.

La mia cucina

Dentro questo percorso c’è anche una pagina più personale, dedicata alla mia cucina: brodo, pasta fresca, trippa, capuzi garbi, ricette imparate in casa e poi corrette dagli incontri, dagli amici chef e dalle cucine frequentate. È il punto di partenza più intimo della sezione, perché prima ancora delle ricette ci sono i gesti, le abitudini e la memoria che resta attorno alla pentola.

La gioia della cucina

Io cucino con il desiderio di soddisfare l’ospite, partendo dalla scelta degli ingredienti e dal bisogno di conoscere ciò che c’è sotto un piatto. Non si mangiano solo proteine, carboidrati, fibre e liquidi: si mangiano anche contenuti, memoria, approfondimenti, cultura del cibo. Per questo mi interessa il racconto che accompagna una preparazione.

Maurizio Stagni pulisce gli scampi per una preparazione di cucina.

Nel tempo, però, la cucina è diventata spesso dimostrazione di bravura, desiderio di stupire, bisogno di esibire abilità tecnica. Le gare televisive sul cibo hanno cambiato la percezione della gastronomia, mentre il web ha moltiplicato versioni e scorciatoie.
Io non ho mai amato la gara gastronomica. Mi interessa di più approfondire la semplicità dei piatti, i sapori perduti, il peso della cura dentro una preparazione ripetuta. Mi interessa capire cosa c’è sotto: gli ingredienti, la storia delle trasformazioni, le false certezze diventate obbligatorie e quelle che, a guardarle meglio, obbligatorie non erano affatto.

La ricerca è un gran lavoro, ma anche un enorme divertimento. Ho raccolto e consultato libri di cucina, ho seguito tracce nel web e nei podcast, inseguendo variazioni, cotture, ingredienti, versioni domestiche e versioni codificate, per ripercorrere gli itinerari storici di ingredienti e preparazioni.
Il blog, assieme agli articoli della rubrica El Toc’ su Il Piccolo di Trieste e ai testi che scrivo per QB, è una delle espressioni dello stesso progetto: tramandare ciò che vale la pena salvare, coltivare il dubbio, suggerire percorsi e rimettere ordine dove abitudini, mode e approssimazioni hanno fatto confusione. Perché si mangia meglio anche quando si capisce meglio.

Gastronomia triestina, cucina di casa e piatti foresti

Questa sezione è una raccolta di racconti gastronomici: ciò che so, che ho cercato, che ho cucinato e che vorrei far conoscere meglio. La mia cucina triestina è presente con le sue versioni familiari, le modifiche del tempo, le codificazioni ufficiali, le resistenze e gli adattamenti alla modernità.

Accanto ai piatti triestini compaiono anche piatti foresti, preparazioni italiane discusse, ingredienti trattati come personaggi e qualche tradizione gastronomica da guardare con sospetto. Perché una cucina di casa non vive chiusa tra pentole, terrine, padelle e farsore. Assorbe, copia, tradisce, corregge, dimentica e ogni tanto salva.

Carbonara, amatriciana e preparazioni italiane discusse

Nella parte gastronomica delle Malefatte della Bora trovano posto anche alcuni piatti classici della cucina italiana, classici più che tradizionali, perché spesso la tradizione è un vestito cucito dopo. C’è spazio per il riso alla milanese, dove cucina e letteratura si mescolano con Gadda e Pascoli. C’è grande spazio per la carbonara, con le versioni di Gualtiero Marchesi, Veronelli, Carnacina, il pranzo organizzato a Riccione da Renato Gualandi, che dice di essere il creatore della prima ricetta, e la carbonara di Ugo Tognazzi, dove panna e cognac sono fra gli ingredienti fondamentali. E così c’è spazio per uno dei comfort food gastronomici degli anni Sessanta: la Panna Chef. Un nome, una garanzia. Chi era già nato in quegli anni ne ha fatto uso tossico e oggi potrebbe dichiarare in una seduta terapeutica: “Mi chiamo Maurizio e da quarant’anni non uso la Panna Chef”.

I discorsi sulla carbonara viaggiano quasi sempre assieme a quelli sulla matriciana, o amatriciana: e già qui comincia il problema. Perché non si dice sempre amatriciana, visto che il nome dovrebbe rimandare ad Amatrice? E perché si deve usare per forza il guanciale? È interessante guardare come questi piatti siano cambiati nel tempo e quanto spesso le regole considerate intoccabili siano più recenti di quanto sembrino. Che differenza c’è fra bacon, pancetta, un guanciale qualunque e quello di Amatrice? La risposta ci sarà.

Storie gastronomiche da leggere

La pasta burro e alici è un piatto semplice, dove contano gli ingredienti. Meno fai, meglio è. Le alici buone si sciolgono nel burro con l’acqua di cottura e la pasta fa il resto.

La jota triestina sarà raccontata anche attraverso la versione dell’Accademia Italiana della Cucina. Esistono tutte le jote della nonna, quelle di famiglia, quelle con i crauti Zuccato, quelle con l’aggiunta dell’aceto, quelle con i fagioli con l’occhio. Poi esiste anche “la ricetta” con la maiuscola, quella che l’Accademia ha voluto codificare.

Un panino da Pepi merita un capitolo a parte. Non di sola porcina vive Pepi: in questo famoso buffet triestino esiste la possibilità di costruire un panino straordinario, che solo qui puoi mangiare. Basta chiedere come un vero triestino.

Il burro lo puoi fare anche a casa, ed è più facile di quello che pensi. Con una frusta, un mixer, il Bimby o anche a mano, dalla panna si arriva al burro e poi al burro chiarificato. Serve capirlo soprattutto quando il burro deve finire in padella e non tradire la cottura.

La cotoletta alla milanese non c’entra nulla con la gastronomia triestina e non c’entra molto nemmeno con la Wiener Schnitzel. Però, parlando di burro chiarificato, diventa doverosa.

Questa sezione non è una lista chiusa. Alcuni racconti sono già online, altri arriveranno poco alla volta, quando ricerca e scrittura troveranno il loro tempo. Tornando qui troverai nuovi piatti, nuove domande, qualche certezza smontata e qualche abitudine salvata. La cucina vive così: si ripete, cambia, si perde, ritorna. E, quando viene raccontata con cura, resta.

ritratto di Maurizio Stagni

Articolo di Maurizio Stagni

Se hai letto fin qui, ti piacciono le mie storie. Resta ancora un po’: mi farà piacere se ti iscriverai per seguire il blog.
Ne ho di cose da raccontarti!