Cos’è il Toc’ a Trieste: significato, gesto e tradizione  – Puntata 1

8 Ottobre, 2025

Identità triestina

La marinaresca

Ti spiego come

Cos’è il Toc’ a Trieste? Un gesto quotidiano, semplice e autentico, che racconta il modo di vivere la città. Scopri significato e tradizione.

Fare un Toc’ a Trieste è andare “al bagno”, che per i triestini significa andare al mare. Un gesto tutto triestino fatto di ironia, rituali veloci e usanze che solo chi vive qui capisce davvero. Il significato, i luoghi storici, i piccoli gesti e i segreti di chi il mare lo vive con leggerezza e un pizzico di spirito triestino.

Fare un toc’ non è semplicemente: “andare al mare”

È sicuramente estate se in TV danno Lo squalo di Spielberg e se Il Piccolo pubblica un pezzo sul toc’ che, per evitare fraintendimenti, non è una montagna.
Da triestino ho il piacere di raccontartelo anch’io.
Fare un toc’ è un gesto breve. Andar a fare un toc’ non è come andar al mare, che qui si dice “andar al bagno”. È ancora più diverso dall’andare “in bagno”, cosa che crea da sempre un piccolo dramma linguistico. Chiedere in un ristorante «La me scusi, dove xe el bagno?» può aprire un equivoco: la porta in fondo a sinistra o il golfo intero, liberamente praticabile, armato di scogliere e di stabilimenti come Ausonia, Pedocin, Topolini, Grignano o le Ginestre?

Disegno della Bora a Barcola, Trieste, con oggetti trascinati dal vento – Maurizio Stagni

Il dialetto triestino

In inverno nessun problema, ma d’estate la risposta può diventare ironica:
La vadi drito verso Barcola, dopo el ponte de fero, man sinistra la vederà el mar. Dopo, co la riva là dela pineta, la va al bagno e la pol butarse do’ che la vol.”
Tutte le indicazioni vengono date in triestino, perché il triestino è lingua riconosciuta dai triestini stessi come diplomatica e universale. Secondo loro, comprensibile a spagnoli, francesi e tedeschi, ma in realtà tradotta solo da loro. È una lingua che protegge, ironizza, abbraccia e taglia nello stesso tempo.

Toc’ gesto rapido

Come scrive Mauro Covacich in Trieste sottosopra, “il mare è un lato della stanza”.
Il mare, per noi, è una parte di casa: la nostra finestra aperta, una foto nel portafoglio.
Toc’ viene da tociar, intingere. Come un biscotto nel caffellatte: va tuffato e subito portato alle labbra, prima che “se se inzumba tropo” e diventi molliccio.
Un toc’ non è solo un bagno. È un gesto rapido, corroborante, rinfrescante, da godere come un lusso improvviso: una toccata e fuga, un momento rubato al tempo, un respiro in una giornata piena.

Toc’ e Carso

Un gesto sai triestin.
Il toc’ è la parentesi che spezza la giornata, il sollievo dal caldo o dai pensieri.
Un furlan di passaggio penserà che i triestini non lavorano, che il bagno si faccia con cazzuola e mattonelle. Ma non è così. È questa città a regalare momenti straordinari: intervalli tra mattina e pomeriggio, tra lavoro e Carso.
Per me il toc’ e il Carso sono gesti contigui, uniti, indissolubili.
Obbligatorio il motorino: niente parcheggio e arrivo diretto in osmiza, dove ti aspettano salumi e formaggi, pancetta al finocchietto (kuaranač) , uova sode, salame, ombolo, parsuto e formaio, con un vino onesto, rosso o bianco. E una pergola, sempre. Senza pergola, si perde poesia.

Osmica o gostilna

Oppure, dopo il toc’, si sale sull’altipiano in osmica o verso una gostilna¹ per pollo fritto o gnochi de susini e uno strudel de zariese, sotto un morer, su un tavolo di marmo, nel fresco che diventa gelo nel rientro in agosto. Il Carso, a quattrocento metri sul mare, si raffredda in fretta: la roccia calcarea regala un venticello che caldo non è.

Disegno a pastello di un uomo e una donna a Barcola, a Trieste, sorpresi dalla Bora che porta via costumi, abiti e oggetti da spiaggia.

Toc’ notturno

I puristi del toc’ arrivano a Barcola o al Pedocin in bicicletta o in autobus.
Dieci minuti di strada e si è a destinazione: oltre, “no xe toc’”.
C’è anche il toc’ notturno: si aspetta il tramonto e, visto che una delle regole è farlo da soli o al massimo in due, vale un consiglio.
Con voce ispirata, occhi negli occhi, si recita piano:

Trieste dormi,
el mar se movi apena,
le stele brila
e le te fa sognar;
se questa note
ciapo na sirena,
mi te la voio
doman regalar…
(sebbene la cantiamo tutti nel testo originale non c’è la “a”).
Dalla “Marinaresca” canzone tipica triestina

In genere funziona.

Nella seconda puntata entrerò nei luoghi, nei dettagli e nei piccoli rituali che rendono questo gesto ancora più triestino.


  • Fare un Toc’ — Puntata 2. Dove si vive il Toc’ a Trieste: luoghi, rituali e dettagli.
  • Fare un Toc’ — Puntata 3. Il Toc’ a Trieste diventa parola: la rubrica su “Il Piccolo”.

¹ La gostilna è una tipica trattoria o osteria slovena, spesso a gestione familiare, che offre cucina tradizionale, casalinga e locale. Rappresenta un pilastro della cultura gastronomica in Slovenia, focalizzandosi su ingredienti del territorio, ricette tramandate e un’atmosfera accogliente. A volte include anche alloggi (gostišče)

ritratto di Maurizio Stagni

Articolo di Maurizio Stagni

Se hai letto fin qui, ti piacciono le mie storie. Resta ancora un po’: mi farà piacere se ti iscriverai per seguire il blog.
Ne ho di cose da raccontarti!

Lascia un commento