Locali e vetrine che non dormivano mai
A Bologna, all’angolo fra via Ugo Bassi e via Indipendenza, nomi ancora attuali, c’era un posto con una prerogativa non propriamente unica ma significativa: il Bar Centrale, acquistato da “Fabbri 1905” nel 1935 e pensato come vetrina totale, uno showroom dell’intera produzione. Il locale restava aperto 24 ore su 24 e permetteva di degustare e acquistare solo i prodotti di casa Fabbri, liquori, gelati compresi, preparati a vista da un mastro gelataio. In mezzo a quell’universo compatto di preparazioni spicca il dettaglio che conta qui: l’unica marca “estranea” ammessa era Campari con il suo bitter.
Il vaso bianco e blu
Già negli anni Venti la produzione della Fabbri comprende sciroppi (menta, granatina) e una famiglia di conserve e preparazioni di frutta pensate sia per il bar sia per la cucina. Il simbolo iconico arriva nel 1915 il vaso bianco e blu, firmato dal ceramista Riccardo Gatti. Prende forma su commissione di Gennaro Fabbri per conservare la ricetta domestica di Rachele Buriani Fabbri. È in quello stesso anno che la dicitura “Marena”, poi “Marena con frutto” (1915), diventa Amarena Fabbri. “Marena” conserva l’origine domestica; “Amarena” allarga il pubblico e diventa un nome più vendibile e riconoscibile fuori dal recinto locale. La ricetta resta segreta da oltre cent’anni.
Carpano 24/24
Tra 1840 e 1844 la fame di vermouth spinge la bottega Carpano in piazza Castello a rimanere aperto finché la domanda lo richiedeva anche 24/24 h.
Caffè Aragno stacanovisti
A Roma, tra 1890 e 1915, il Caffè Aragno, in via del Corso 180, mantiene aperture notturne prolungate, in alcuni periodi di fatto continue. Nato nel 1886, si colloca a pochi metri da Montecitorio, da Palazzo Chigi e mezzo km dal Quirinale: una posizione che lo rende punto operativo per giornalisti parlamentari, politici e redazioni informali attive fino all’alba. Non un 24/24 istituzionale, ma quando serve, serve. È lo stesso quadro urbano che rende plausibili, negli stessi anni, lo spaccio Carpano sempre aperto a Torino e, poco dopo, i locali-vetrina come quello di Fabbri a Bologna: il tempo commerciale si adatta al ritmo reale della città.








